Linee ad alta tensione - III
E' questo un'interrogativo a dir poco inquietante e non stupisce che negli ultimi vent'anni si sia innescato un dibattito sempre più acceso che ormai ha assunto il tono della disputa tra fazioni opposte.
E' questo un'interrogativo a dir poco inquietante e non stupisce che negli ultimi vent'anni si sia innescato un dibattito sempre più acceso che ormai ha assunto il tono della disputa tra fazioni opposte. Iniziamo dicendo che alle basse frequenze ci troviamo di fronte a radiazioni non ionizzanti, cioè con un'energia non sufficiente a rompere i legami chimici dei tessuti biologici.
Per le frequenze di 50 Hz il campo elettromagnetico che naturalmente si associa al passaggio di corrente nei conduttori può essere visto separato in un campo elettrico ed uno magnetico ed ha una bassa energia associata che esclude gli effetti che si possono avere alle alte frequenze delle radiazioni non ionizzanti (ad esempio il riscaldamento dei tessuti nel caso delle microonde).
I primi studi sui possibili effetti biologici dei campi elettrici a frequenza industriale di 50 e 60 Hz furono fatti verso la fine degli anni '60 in Russia su alcuni lavoratori addetti a stazioni elettriche di alta tensione che accusavano sintomatologie di vario tipo come cefalee, nausee e malesseri. Tali sintomi furono attribuiti dagli autori dello studio ai campi elettrici generati dagli impianti elettrici presso i quali i soggetti lavoravano.